Introduzione
L'epidemiologia è la disciplina che studia la presenza
delle malattie nelle popolazioni umane dedicandosi anche allo
studio delle condizioni e dei fattori che le determinano; in questo
senso si pone come uno strumento chiave per la promozione di interventi
di prevenzione.
Il continuo monitoraggio dei principali indicatori epidemiologici
- incidenza, sopravvivenza, prevalenza e mortalità - è
utile per valutare i progressi nel controllo sanitario e per indicazioni
in campo oncologico. La conoscenza delle tendenze espresse da
questi indicatori è rilevante non solo a livello nazionale,
ma anche a livello regionale, data la progressiva assegnazione
alle autorità regionali delle decisioni riguardanti la
sanità pubblica.
| News
I
tumori in Italia - Rapporto 2009. La nuova pubblicazione
dell'AIRTUM offre una dettagliata analisi degli andamenti
temporali dell’incidenza e della mortalità
della patologia oncologica in Italia. La
mortalità per tutti i tumori, nel periodo 1998-2005,
ha mostrato una riduzione statisticamente significativa
in entrambi i sessi, e l’incidenza complessiva
per tutti i tumori è in aumento tra gli uomini
e stabile tra le donne
I
tumori in Italia - Profili delle regioni italiane.
L'ultimo numero della rivista 'Tumori'
è interamente dedicato alla presentazione dei
dati e delle stime di mortalità, incidenza
e prevalenza fino al 2010, per le maggiori sedi tumorali,
a livello nazionale e regionale. La monografia
fornisce un quadro sistematico della patologia oncologica
in Italia, con particolare attenzione ai piani di
controllo del cancro e alle differenze tra Nord, Centro
e Sud |
|
In Italia, soltanto i dati di mortalità sono sistematicamente
disponibili sia a livello nazionale che regionale; gli altri indicatori
sono generalmente disponibili solo per le aree interessate da
Registri Tumori di popolazione (RT), che in Italia coprono una
frazione della popolazione nazionale. Alla fine degli anni '90
i RT coprivano circa il 20% della popolazione nazionale e solo
tre regioni delle 20, Umbria, Friuli e Trentino Alto Adige, erano
interamente coperte da attività di registrazione.
Informazioni per le aree non coperte da RT vengono ottenute mediante
l’applicazione di modelli statistico-matematici di stima.
Analoghi modelli vengono utilizzati per ottenere proiezioni delle
informazioni al futuro. L’applicazione sistematica di tali
modelli rende così disponibili stime della domanda sanitaria
oncologica anche per quelle regioni non coperte da RT. Il quadro
informativo sulla realtà epidemiologica in Italia è
quindi costituito da un insieme di dati osservati e da un insieme
di dati stimati. Dati spesso arricchiti da proiezioni al futuro.
I principali obiettivi che l'epidemiologia si pone sul fronte
oncologico sono quelli di studiare e predire le dimensioni della
malattia cancro, cioè valutarne la frequenza nelle popolazioni,
e di investigare come la probabilità di sviluppare la malattia
varia in relazione a diversi fattori di rischio.
Per esempio, variazioni nel tasso di incidenza dei tumori tra
differenti gruppi di popolazione possono suggerire all'epidemiologo
l'importanza di determinati fattori ambientali, occupazionali
o sociali, o di specifici stili di vita come causa di particolari
tipi di cancro dando impulso, conseguentemente, alla ricerca sulla
relazione tra fattori e malattia e alla promozione di interventi
per rimuovere tali cause.
L'epidemiologia utilizza numerosi indicatori: i più importanti
sono l'incidenza, la sopravvivenza, la prevalenza e la mortalità.
Considerandoli come aspetti di un unico fenomeno, permettono di
descrivere la presenza della malattia oncologica nelle popolazioni
(vedi Tabella 1).
Incidenza
Il tasso di incidenza rappresenta il numero di nuovi casi diagnosticati
per una sede di insorgenza di tumore per un periodo specifico
ed una specifica area geografica, ed è normalmente espresso
come il numero di nuovi casi relativi ad una popolazione di 100
mila individui. Il tasso d'incidenza standardizzato è,
invece, una misura artificiale, utile per confrontare il rischio
in popolazioni diverse. Esso infatti tiene in considerazione la
diversa struttura per età delle popolazioni a confronto,
evitando ad esempio che le popolazioni con più anziani
possano essere considerate le più a rischio semplicemente
perché l'alta frequenza di anziani, che si ammalano di
tumore più dei giovani, determinano in quelle popolazioni
una più alta frequenza di casi.
In Italia, negli ultimi trent'anni il numero di nuovi casi di
tumore è andato aumentando. Dallo studio dei dati emerge
che questo forte incremento è dovuto principalmente all'invecchiamento
della popolazione piuttosto che all'aumento del rischio di ammalarsi
negli anni più recenti. Infatti i tassi standardizzati
sono in riduzione nell'ultimo decennio, almeno per quanto riguarda
la componente maschile.
Questi elementi sembrano indicare che il rischio oncologico abbia
accompagnato nelle sue tendenze lo svolgersi del processo di industrializzazione
nel ‘900, aumentando con il progressivo svuotamento delle
campagne e il seguente processo di urbanizzazione, e con il cambiamento
nei ritmi e negli stili di vita e di lavoro che ha coinvolto milioni
d'italiani. Considerando, per esempio, il fenomeno per le diverse
aree geografiche del nostro Paese, si osserva che la diminuzione
del rischio di tumore nelle generazioni nate dopo gli anni '50,
non è omogenea in tutte le aree del paese, ma è
più evidente al nord rispetto al sud, e che le differenze
storiche che vedono il nord più svantaggiato stanno pian
piano riducendosi.
Sopravvivenza e prevalenza
La sopravvivenza per tumore presentata in percentuale esprime il
numero di casi sopravvissuti alla malattia su 100 pazienti. La "sopravvivenza
a 5 anni" esprime la percentuale di casi sopravvissuti dopo
5 anni dall'esordio della malattia oncologica.
La sopravvivenza per tumore a 5 anni dalla diagnosi è passata
da 33% per i pazienti il cui tumore era stato diagnosticato alla
fine degli anni '70 a 39% per quelli diagnosticati alla fine degli
anni '80 e si stima che ci siano ulteriori miglioramenti della sopravvivenza
per i casi diagnosticati recentemente, suggerendo un miglioramente
della prognosi per tumore anno dopo anno.
La prevalenza per tumore indica in un dato momento il numero di
persone di una data area geografica che si sono ammalate di tumore
in passato, sia esso recente o lontano, e che ne sono sopravvissute.
Se rapportata alla popolazione - proporzioni di prevalenza - essa
rappresenta la proporzione di quella popolazione che in un dato
momento ha vissuto o sta vivendo l'esperienza della patologia oncologica
(spesso questa misura è espressa per 100.000 abitanti). La
prevalenza è considerata un'utile misura per valutare il
"carico" sanitario dell'oncologia in una società.
Nelle diverse quantità in cui può essere disaggregata,
può per esempio essere utilizzata per stimare il numero di
pazienti oncologici che necessitano di un controllo medico oppure
il numero di pazienti che devono essere seguiti attivamente dal
punto di vista clinico perché ad alto rischio di ripresa
della malattia.
In Italia, il processo d'invecchiamento della popolazione, la conseguente
crescita del numero di nuovi casi di tumore, in particolare tra
gli anziani, e la migliore sopravvivenza hanno determinato un forte
aumento della prevalenza nel corso degli ultimi decenni. I casi
prevalenti nel 1970 erano circa 820 mila e si stima siano diventati
circa 1,3 milioni nel 2000: un grande numero di persone con una
storia oncologica che hanno determinato la crescita della domanda
sanitaria e per le quali è necessario siano definiti piani
per la sorveglianza sanitaria e specifici programmi di controllo.
I risultati dello studio europeo
EUROPREVAL
mostrano che in Svezia, Svizzera, Germania e Italia (dati analitici
per l'Italia sono stati prodotti dallo studio
ITAPREVAL)
si registrano i livelli più elevati di prevalenza in Europa
per la maggior parte dei tipi di tumore, e che nei paesi dell'est
come Estonia e Polonia, al contrario, i valori sono i più
bassi. In particolare in Polonia sono stati rilevati 1170 casi su
100 mila persone mentre in Svezia i casi sono 3050 ogni 100 mila
persone. La prevalenza è il risultato di un complesso fenomeno:
in Svezia, dove è alta, essa è associata a elevata
incidenza e elevata sopravvivenza alla malattia; in Polonia, dove
è bassa, invece è associata a livelli d'incidenza
di tumore inferiore a quella dei paesi occidentali, e a sopravvivenze
basse.
Fra i diversi tipi di malattia oncologica, in Europa, il tumore
alla mammella rappresenta il 34% di quelli femminili, mentre con
il 15% il tumore del colon retto è la malattia che ha la
maggiore prevalenza fra gli uomini. La maggior parte dei casi prevalenti
ha una età avanzata: il 57% è rappresentato da ultra
65enni.
Mortalità
La mortalità per tumore rappresenta negli anni 2000 in Italia
circa il 30% del totale dei decessi. Il numero di decessi per anno
è andato aumentando negli ultimi trent'anni, ma nell'ultimo
decennio l'aumento è stato meno evidente di quanto fosse
nel periodo precedente. Se si esclude l'effetto dovuto alla diversa
struttura per età delle popolazioni a confronto (negli anni
'70 la popolazione era più giovane e quindi determinava,
solo per questo motivo, meno casi di tumore), si osserva che il
tasso standardizzato di mortalità per 100.000 persone non
è molto cambiato nell'ultima decade del secolo: per gli uomini
era 230 decessi sia nel 1990 che nel 2000 mentre per le donne è
passato da 140 decessi nel 1990 a 130 nel 2000.
La mortalità tende quindi a non aumentare più: questa
tendenza positiva è il risultato di una minore mortalità
nelle età giovanili e nelle età adulte. Già
dai primi anni '70 infatti la mortalità andava riducendosi
anno dopo anno nelle classi d'età più giovani, poi
questa tendenza positiva ha coinvolto nel corso dei decenni successivi
anche le classe d'età adulte agendo quindi sull'insieme della
mortalità per tumore. La riduzione della mortalità
è un fenomeno comune a molte società occidentali ad
economia avanzata ed è accompagnata negli ultimi anni da
tendenze di riduzione anche nei dati d'incidenza nelle classi di
età più giovani.
Tabella 1.
Numero dei decessi, stime dei nuovi casi e dei casi prevalenti per
l'insieme dei tumori osservati nel 1970, 1980, 1990, e 2000. Italia.
Maschi+Femmine. Dati in migliaia.
| |
Mortalità
Num. decessi |
Uomini
e donne
Num. nuovi casi |
Prevalenza
Num. casi prevalenti |
| 1970 |
91 |
149 |
821 |
| 1980 |
115 |
181 |
990 |
| 1990 |
132 |
213 |
1158 |
| 2000 |
138 |
234 |
1294 |
|
Bibliografia
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Garzanti Editore