|
A cura del Dr. Renato Talamini - Responsabile
della Struttura Operativa Semplice di Epidemiologia clinica e valutativa
(dirigente biologo) CRO Aviano
in collaborazione con il GO Fattori di Rischio
L’amianto, per le sue proprietà fisiche
e ignifughe, è stato largamente utilizzato a livello industriale
nell’edilizia (produzione di cemento-amianto), nel settore
tessile, nei cantieri navali, nella produzione di freni e frizioni,
nelle officine di riparazione del materiale ferroviario, nell’industria
chimica, nelle raffinerie di petrolio e molte altre aree ancora.
L’effetto cancerogeno dell’amianto
è noto fin da metà degli anni 50 e da alcuni decenni
l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC)
dell’Organizzazione Mondiale della Sanità classifica
tutte le forme di amianto come cancerogeno per la specie umana.
Gli organi per i quali l’evidenza di cancerogenicità
è maggiormente dimostrata sono il polmone e le sierose (pleura,
peritoneo e pericardio, i cui tumori maligni sono definiti mesoteliomi).
L’effetto cancerogeno dell’amianto si può verificare
ad esposizioni inferiori a quelle che producono la sclerosi polmonare
nota come asbestosi e l’asbestosi non è conditio sine
qua non per l’induzione di un cancro polmonare, vale a dire
non tutti i casi di cancro polmonare sono preceduti da asbestosi.
L’amianto è l’unico fattore di rischio documentato
per i mesoteliomi, a prescindere dalla durata e dalla intensità
dell’ esposizione.
Nel rischio di cancro polmonare, è probabile un effetto moltiplicativo
tra fumo di tabacco ed amianto, cioè chi è esposto
contemporaneamente ad amianto e fumo ha un rischio pari al prodotto
dei singoli rischi del fumo e dell’amianto (Lee P.N., Occupational
Environmental Medicine, 2001).
Una esposizione prolungata può essere all'origine di tumori
delle vie gastrointestinali ed eventualmente della laringe (Montanaro
F. et all, Archives of environmental health, 2004).
In Italia, l’esposizione all’amianto
è causa di morte per tumore maligno della pleura per circa
mille persone all’anno. Infatti, nel decennio 1988/97 sono
stati rilevati 9.094 decessi (5.942 uomini e 3.152 donne) per tumore
maligno della pleura. Questo dato è emerso dal rapporto ISTISAN
“La mortalità per tumore maligno della pleura nei Comuni
italiani (1988-1997)” dell’Istituto Superiore di Sanità
(ISS).
Complessivamente si può stimare che i casi di cancro dell’apparato
respiratorio attribuibili ad amianto, in Italia, attualmente siano
almeno 1600 all’anno.
Il rapporto ISTISAN, mediante il monitoraggio e l’aggiornamento
della distribuzione geografica di zone a rischio, vuole essere uno
strumento utile per individuare, regione per regione, le priorità
degli interventi di verifica delle fonti di esposizione e di risanamento
ambientale, previsti dall’attuale quadro normativo.
Nella stessa direzione vanno i rapporti del Registro
Nazionale Mesoteliomi, che si sta estendendo a tutte le regioni
italiane.

Fonte: Rapporto ISTISAN
Le stime di mortalità per mesotelioma in
Italia mostrano una crescita nei decessi fino a toccare un picco
di circa 700 morti negli uomini e 300 nelle donne in anni recenti.
L’aumento è stato parallelo – seppure sfasato
di alcuni anni – all’andamento del consumo nazionale
di amianto, come riportato nella figura che segue (Marinaccio et
al., 2005). In Italia e nei paesi industrializzati, una raccolta
dettagliata della storia lavorativa consente di riconoscere una
pregressa esposizione professionale ad amianto di almeno 80% di
coloro che si ammalano di mesotelioma.
Se si considera il sottogruppo dei lavoratori esposti ad amianto
per motivi occupazionali, si è stimato un rapporto 1 a 1
tra il numero di decessi per tumore della pleura e il numero di
decessi per tumori polmonari non pleurici in eccesso rispetto a
quelli che occorrono in una popolazione non esposta ad amianto.
In altre parole tra i lavoratori esposti ad amianto per ogni decesso
per tumore pleurico vi è anche un decesso inatteso per tumore
polmonare non pleurico.
Il bando dell’amianto (vedi più avanti), pertanto è
giustificato dall’entità degli effetti dell’amianto
e dal loro perdurare per decenni dopo la fine dell’esposizione.
Considerato che nel 1992 in Italia vi è stato il bando dell’amianto
è stato stimato che l’effetto sulla mortalità
di tale esposizione si potrà osservare fino al 2024.
Inoltre sono stati descritti episodi di contaminazione
dell’ambiente generale con amianto di origine industriale
(sia per emissione nell’atmosfera, sia per utilizzo di scorie
della lavorazione di cemento amianto in edilizia) ed episodi di
contaminazione dell’ambiente domestico con tute da lavoro
portate a casa per essere lavate. Queste circostanze sono in grado
di causare mesoteliomi da amianto in persone che non hanno occasioni
di esposizione in ambiente lavorativo. Ad esempio, a Casale Monferrato
(dove fino al 1985 ha operato un importante stabilimento Eternit
per la produzione di cemento amianto), attualmente si contano ogni
anno 5-6 nuovi casi di mesotelioma attribuibili ad esposizione non
lavorativa ad amianto.
Voci bibliografiche
Lee P.N., Relation between exposure to asbestos and smoking jointly
and the risk of lung cancer. Occupational and Environmental Medicine:
58, 145-153, 2001
Montanaro F. et al., Asbestos exposure and cancer mortality among
petroleum refinery workers: a Poisson regression analysis of updated
data. Archives of environmental health: 59(4):188-93, 2004
Marinaccio et al., Predictions of mortality from pleural mesothelioma
in Italy: a model based on asbestos consumption ?gures supports
results from age-period-cohort models. International Journal of
Cancer: 115, 142-147, 2005.
Mirabelli D., Kauppinen T., Occupational exposures to carcinogens
in Italy. International Journal of Occupational and Environmental
Health: 11, 53-63, 2005.
| Revisore: |
Dott.ssa Gemma Gatta
- Responsabile Struttura Semplice Epidemiologia Valutativa
- Istituto Nazionale Tumori, Milano |
|