Introduzione
L'epidemiologia è la disciplina che studia la presenza
delle malattie nelle popolazioni umane dedicandosi anche allo studio delle condizioni
e dei fattori che le determinano; in questo senso si pone come uno strumento
chiave per la promozione di interventi di prevenzione.
Il continuo monitoraggio dei principali indicatori epidemiologici - incidenza,
sopravvivenza, prevalenza e mortalità - è utile per valutare i
progressi nel controllo sanitario e per indicazioni in campo oncologico. La
conoscenza delle tendenze espresse da questi indicatori è rilevante non
solo a livello nazionale, ma anche a livello regionale, data la progressiva
assegnazione alle autorità regionali delle decisioni riguardanti la sanità
pubblica.
In Italia, soltanto i dati di mortalità sono sistematicamente
disponibili sia a livello nazionale che regionale; gli altri indicatori sono
generalmente disponibili solo per le aree interessate da Registri Tumori di
popolazione (RT), che in Italia coprono una frazione della popolazione nazionale.
Alla fine degli anni '90 i RT coprivano circa il 20% della popolazione nazionale
e solo tre regioni delle 20, Umbria, Friuli e Trentino Alto Adige, erano interamente
coperte da attività di registrazione.
Informazioni per le aree non coperte da RT vengono ottenute mediante l’applicazione
di modelli statistico-matematici di stima. Analoghi modelli vengono utilizzati
per ottenere proiezioni delle informazioni al futuro. L’applicazione sistematica
di tali modelli rende così disponibili stime della domanda sanitaria
oncologica anche per quelle regioni non coperte da RT. Il quadro informativo
sulla realtà epidemiologica in Italia è quindi costituito da un
insieme di dati osservati e da un insieme di dati stimati. Dati spesso arricchiti
da proiezioni al futuro.
I principali obiettivi che l'epidemiologia si pone sul fronte
oncologico sono quelli di studiare e predire le dimensioni della malattia cancro,
cioè valutarne la frequenza nelle popolazioni, e di investigare come
la probabilità di sviluppare la malattia varia in relazione a diversi
fattori di rischio.
Per esempio, variazioni nel tasso di incidenza dei tumori tra differenti gruppi
di popolazione possono suggerire all'epidemiologo l'importanza di determinati
fattori ambientali, occupazionali o sociali, o di specifici stili di vita come
causa di particolari tipi di cancro dando impulso, conseguentemente, alla ricerca
sulla relazione tra fattori e malattia e alla promozione di interventi per rimuovere
tali cause.
L'epidemiologia utilizza numerosi indicatori: i più importanti sono l'incidenza,
la sopravvivenza, la prevalenza e la mortalità. Considerandoli come aspetti
di un unico fenomeno, permettono di descrivere la presenza della malattia oncologica
nelle popolazioni (vedi Tabella 1).
Incidenza
Il tasso di incidenza rappresenta il numero di nuovi casi diagnosticati per una sede di insorgenza di tumore per un periodo specifico ed una specifica area geografica, ed è normalmente espresso come il numero di nuovi casi relativi ad una popolazione di 100 mila individui. Il tasso d'incidenza standardizzato è, invece, una misura artificiale, utile per confrontare il rischio in popolazioni diverse. Esso infatti tiene in considerazione la diversa struttura per età delle popolazioni a confronto, evitando ad esempio che le popolazioni con più anziani possano essere considerate le più a rischio semplicemente perché l'alta frequenza di anziani, che si ammalano di tumore più dei giovani, determinano in quelle popolazioni una più alta frequenza di casi.
In Italia, negli ultimi trent'anni il numero di nuovi casi
di tumore è andato aumentando. Dallo studio dei dati emerge che questo
forte incremento è dovuto principalmente all'invecchiamento della popolazione
piuttosto che all'aumento del rischio di ammalarsi negli anni più recenti.
Infatti i tassi standardizzati sono in riduzione nell'ultimo decennio, almeno
per quanto riguarda la componente maschile.
Questi elementi sembrano indicare che il rischio oncologico abbia accompagnato
nelle sue tendenze lo svolgersi del processo di industrializzazione nel ‘900,
aumentando con il progressivo svuotamento delle campagne e il seguente processo
di urbanizzazione, e con il cambiamento nei ritmi e negli stili di vita e di
lavoro che ha coinvolto milioni d'italiani. Considerando, per esempio, il fenomeno
per le diverse aree geografiche del nostro Paese, si osserva che la diminuzione
del rischio di tumore nelle generazioni nate dopo gli anni '50, non è
omogenea in tutte le aree del paese, ma è più evidente al nord
rispetto al sud, e che le differenze storiche che vedono il nord più
svantaggiato stanno pian piano riducendosi.
Sopravvivenza e prevalenza
La sopravvivenza per tumore presentata in percentuale esprime il numero di casi
sopravvissuti alla malattia su 100 pazienti. La "sopravvivenza a 5 anni"
esprime la percentuale di casi sopravvissuti dopo 5 anni dall'esordio della
malattia oncologica.
La sopravvivenza per tumore a 5 anni dalla diagnosi è passata da 33%
per i pazienti il cui tumore era stato diagnosticato alla fine degli anni '70
a 39% per quelli diagnosticati alla fine degli anni '80 e si stima che ci siano
ulteriori miglioramenti della sopravvivenza per i casi diagnosticati recentemente,
suggerendo un miglioramente della prognosi per tumore anno dopo anno.
La prevalenza per tumore indica in un dato momento il numero di persone di una
data area geografica che si sono ammalate di tumore in passato, sia esso recente
o lontano, e che ne sono sopravvissute. Se rapportata alla popolazione - proporzioni
di prevalenza - essa rappresenta la proporzione di quella popolazione che in
un dato momento ha vissuto o sta vivendo l'esperienza della patologia oncologica
(spesso questa misura è espressa per 100.000 abitanti). La prevalenza
è considerata un'utile misura per valutare il "carico" sanitario
dell'oncologia in una società. Nelle diverse quantità in cui può
essere disaggregata, può per esempio essere utilizzata per stimare il
numero di pazienti oncologici che necessitano di un controllo medico oppure
il numero di pazienti che devono essere seguiti attivamente dal punto di vista
clinico perché ad alto rischio di ripresa della malattia.
In Italia, il processo d'invecchiamento della popolazione, la conseguente crescita
del numero di nuovi casi di tumore, in particolare tra gli anziani, e la migliore
sopravvivenza hanno determinato un forte aumento della prevalenza nel corso
degli ultimi decenni. I casi prevalenti nel 1970 erano circa 820 mila e si stima
siano diventati circa 1,3 milioni nel 2000: un grande numero di persone con
una storia oncologica che hanno determinato la crescita della domanda sanitaria
e per le quali è necessario siano definiti piani per la sorveglianza
sanitaria e specifici programmi di controllo.
I risultati dello studio europeo EUROPREVAL mostrano che
in Svezia, Svizzera, Germania e Italia (dati analitici per l'Italia sono stati
prodotti dallo studio ITAPREVAL) si registrano i livelli
più elevati di prevalenza in Europa per la maggior parte dei tipi di
tumore, e che nei paesi dell'est come Estonia e Polonia, al contrario, i valori
sono i più bassi. In particolare in Polonia sono stati rilevati 1170
casi su 100 mila persone mentre in Svezia i casi sono 3050 ogni 100 mila persone.
La prevalenza è il risultato di un complesso fenomeno: in Svezia, dove
è alta, essa è associata a elevata incidenza e elevata sopravvivenza
alla malattia; in Polonia, dove è bassa, invece è associata a
livelli d'incidenza di tumore inferiore a quella dei paesi occidentali, e a
sopravvivenze basse.
Fra i diversi tipi di malattia oncologica, in Europa, il tumore alla mammella
rappresenta il 34% di quelli femminili, mentre con il 15% il tumore del colon
retto è la malattia che ha la maggiore prevalenza fra gli uomini. La
maggior parte dei casi prevalenti ha una età avanzata: il 57% è
rappresentato da ultra 65enni.
Mortalità
La mortalità per tumore rappresenta negli anni 2000 in Italia circa il
30% del totale dei decessi. Il numero di decessi per anno è andato aumentando
negli ultimi trent'anni, ma nell'ultimo decennio l'aumento è stato meno
evidente di quanto fosse nel periodo precedente. Se si esclude l'effetto dovuto
alla diversa struttura per età delle popolazioni a confronto (negli anni
'70 la popolazione era più giovane e quindi determinava, solo per questo
motivo, meno casi di tumore), si osserva che il tasso standardizzato di mortalità
per 100.000 persone non è molto cambiato nell'ultima decade del secolo:
per gli uomini era 230 decessi sia nel 1990 che nel 2000 mentre per le donne
è passato da 140 decessi nel 1990 a 130 nel 2000.
La mortalità tende quindi a non aumentare più: questa tendenza
positiva è il risultato di una minore mortalità nelle età
giovanili e nelle età adulte. Già dai primi anni '70 infatti la
mortalità andava riducendosi anno dopo anno nelle classi d'età
più giovani, poi questa tendenza positiva ha coinvolto nel corso dei
decenni successivi anche le classe d'età adulte agendo quindi sull'insieme
della mortalità per tumore. La riduzione della mortalità è
un fenomeno comune a molte società occidentali ad economia avanzata ed
è accompagnata negli ultimi anni da tendenze di riduzione anche nei dati
d'incidenza nelle classi di età più giovani.
Tabella 1.
Numero dei decessi, stime dei nuovi casi e dei casi prevalenti per l'insieme
dei tumori osservati nel 1970, 1980, 1990, e 2000. Italia. Maschi+Femmine. Dati
in migliaia.
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